Quando una squadra parte dal portiere e continua a giocare corto anche sotto pressione, non sta semplicemente rischiando: sta cercando di modificare il comportamento dell’avversario. La costruzione dal basso di De Zerbi nasce proprio da questa idea, con principi applicabili al calcio e, in parte, anche al futsal. Vediamo come funziona, quali vantaggi offre, quando diventa pericolosa e come si può allenare in modo concreto.
Il principio si basa sul coraggio, ma soprattutto sulla precisione
- Obiettivo: attirare il pressing per liberare un compagno alle spalle della prima linea di pressione.
- Portiere: non è solo l’ultimo uomo, ma diventa un vero giocatore di costruzione.
- Regola pratica: si gioca corto finché esiste una soluzione utile, non per ostinazione.
- Vantaggio: superare il pressing può creare superiorità numerica e spazio in avanti.
- Rischio: un controllo sbagliato o una distanza eccessiva tra i reparti può causare una perdita di palla molto pericolosa.
Che cosa rende particolare la costruzione dal basso di De Zerbi
Nel calcio di Roberto De Zerbi, iniziare l’azione dalla propria area non è un rituale estetico. È un modo per provocare la pressione avversaria e usarla contro chi la esercita. Se una punta esce sul centrale, si apre spazio per il mediano; se il mediano viene seguito, può liberarsi un esterno o un terzino.
La palla viene quindi utilizzata per muovere il blocco difensivo rivale. I difensori non devono limitarsi a passarsi il pallone, ma devono aspettare il momento in cui un avversario si sbilancia. Solo allora arriva la giocata verticale, spesso dentro il pressing e non automaticamente sulla fascia.
Questo è il punto che molti osservatori fraintendono. La costruzione corta non significa passaggi lenti e possesso fine a se stesso. Significa creare una situazione in cui il portatore ha almeno due possibilità credibili e può scegliere quella che porta più vantaggio.
Il meccanismo tattico che libera l’uomo
La struttura può cambiare in base ai giocatori e al modulo, ma alcuni movimenti si ripetono. Il portiere si apre tra o vicino ai centrali, i difensori aumentano le distanze per allargare la prima linea di pressione e un centrocampista si posiziona in una zona intermedia, abbastanza vicino per ricevere ma non così esposto da essere facilmente marcato.
Il portiere come giocatore in più
Il portiere crea una superiorità numerica iniziale. Se gli avversari portano due giocatori contro i due centrali, il portiere diventa il terzo uomo libero e permette di far circolare la palla senza forzare subito il lancio. Servono però controllo orientato, passaggio preciso e lettura del pressing: un portiere insicuro trasforma il vantaggio teorico in un rischio concreto.
Il centrocampista tra le linee
Il mediano o la mezzala non deve nascondersi dietro l’avversario. Deve spostarsi di pochi metri per apparire nel campo visivo del difensore e ricevere con il corpo già orientato in avanti. Questa posizione, spesso chiamata uomo libero, permette di superare una o due linee con un solo passaggio.
Il lato debole
Mentre il pressing si concentra sul lato della palla, un esterno o un terzino sul lato opposto può rimanere libero. Il cambio di gioco funziona solo se la squadra mantiene ampiezza e se il passaggio arriva con il giusto tempo. Giocare sempre sul lato forte significa spesso accettare proprio la trappola preparata dall’avversario.
La scelta cambia in base al pressing avversario
Non esiste una sola uscita dal basso. La soluzione deve dipendere dalla direzione della pressione, dal numero di avversari coinvolti e dalla qualità dei propri giocatori. Io considero questo adattamento più importante del modulo scritto sulla lavagna.
| Pressing avversario | Soluzione preferibile | Rischio principale |
|---|---|---|
| Moderato | Passaggi corti, avanzamento graduale dei centrali e ricerca del mediano | Muovere la palla senza guadagnare campo |
| Alto e orientato su un lato | Giocare dentro la pressione oppure cambiare rapidamente lato | Perdere palla vicino alla linea laterale |
| Uomo contro uomo | Movimenti senza palla, conduzione del centrale e attacco dello spazio alle spalle | Lasciare il portatore senza una seconda soluzione |
| Pressing disordinato | Verticalizzazione immediata verso l’uomo libero | Forzare il passaggio anche quando la linea non è aperta |
Contro un pressing moderato, la squadra può risalire il campo con pazienza e portare più giocatori nella metà avversaria. Contro una pressione feroce, invece, servono tempi di gioco più rapidi, una posizione ampia degli esterni e la disponibilità a saltare una linea con un passaggio verticale.
Il cosiddetto “contropiede artificiale” nasce spesso qui. La squadra invita il rivale ad avanzare, poi attacca lo spazio che si è creato alle sue spalle. Non è un contropiede dopo una riconquista casuale, ma un’azione preparata attraverso il possesso.
Che cosa devono saper fare i giocatori
Il sistema non dipende soltanto dagli schemi. Richiede giocatori capaci di controllare la palla sotto pressione e di capire quando attirare l’avversario e quando uscire dal rischio. La tecnica è importante, ma la decisione arriva prima ancora del passaggio.
- Portiere: deve ricevere orientato, usare entrambi i piedi e comunicare la soluzione libera.
- Centrali: devono saper condurre palla per alcuni metri, attirando un avversario prima di passare.
- Mediani: devono offrire linee di passaggio diagonali e giocare spesso a uno o due tocchi.
- Terzini ed esterni: devono mantenere l’ampiezza senza isolarsi dalla squadra.
- Attaccanti: devono alternare incontro e profondità, così da non rendere leggibile l’uscita.
L’errore più comune è confondere il coraggio con l’ostinazione. Se il portiere è chiuso, i centrali sono marcati e il mediano non può ricevere, il lancio lungo può essere la scelta più intelligente. La costruzione dal basso è un principio, non un obbligo ideologico.
Come allenare il principio nel calcio e nel futsal
Per allenare questa idea non basta chiedere ai giocatori di “uscire palla al piede”. Bisogna costruire esercitazioni con pressione reale, direzioni riconoscibili e obiettivi misurabili. In questo modo il gruppo impara a leggere il gioco, invece di memorizzare una sequenza fissa.
Un’esercitazione semplice per il calcio
Si può organizzare una situazione di 6 contro 4 nella metà campo difensiva, con portiere, quattro difensori e un mediano contro quattro avversari incaricati di pressare. La squadra in possesso ottiene un punto se supera la linea di pressione con un passaggio o conduce palla in una zona-obiettivo.
Dopo ogni azione è utile fermare il gioco solo per pochi secondi. La domanda non dovrebbe essere “perché hai sbagliato il passaggio?”, ma “quale avversario hai attirato e quale compagno hai liberato?”. È un modo più efficace per collegare la tecnica alla lettura tattica.
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Adattamento al futsal
Nel futsal gli spazi sono più piccoli, il pressing arriva prima e il portiere può partecipare con maggiore frequenza alla circolazione. I principi restano simili, ma il margine d’errore è ridotto: servono smarcamenti continui, rotazioni rapide e passaggi rasoterra molto precisi.
Una proposta utile è un 4 contro 3 più portiere in una metà campo, con l’obiettivo di portare la palla oltre una linea o servire un pivot. Ogni perdita vicino alla porta può avere una conseguenza immediata, perciò l’esercitazione educa anche alla scelta del momento in cui semplificare.
Nel calcio a cinque non bisogna copiare automaticamente i movimenti delle squadre di De Zerbi. Il campo, il numero di giocatori e le regole cambiano. Conviene trasferire il principio della manipolazione del pressing, adattandolo alle rotazioni e alle distanze tipiche del futsal.
Quando il sistema funziona e quando va ridimensionato
La costruzione corta offre vantaggi evidenti, ma richiede condizioni precise. La squadra deve avere un portiere affidabile, difensori abili nel primo controllo e compagni disposti a muoversi prima che arrivi la palla. Senza queste basi, il possesso nella propria area diventa solo una forma elegante di pericolo.
| Condizione | Effetto positivo | Se manca |
|---|---|---|
| Linee di passaggio vicine | Il portatore ha sempre una soluzione di sicurezza | La palla resta bloccata |
| Movimenti coordinati | Il pressing viene disordinato | Ogni giocatore si muove per conto proprio |
| Qualità tecnica | Si può giocare anche dentro la pressione | Aumentano controlli sbagliati e palle perse |
| Copertura preventiva | La squadra reagisce meglio alla perdita | Un errore produce una ripartenza pulita |
La copertura preventiva è spesso sottovalutata. Mentre alcuni giocatori costruiscono, altri devono essere già pronti a chiudere il centro e a fermare la transizione. Per me è qui che si vede la maturità di una squadra: non nella quantità di passaggi corti, ma nella sua capacità di gestire il rischio dopo la perdita.
Il metodo va quindi ridimensionato quando l’avversario pressa con qualità superiore, quando il terreno è difficile o quando i propri giocatori non hanno ancora automatismi sufficienti. In questi casi si può alternare uscita corta e gioco diretto, mantenendo imprevedibilità e sicurezza.
La lezione più utile da portare in campo
Il valore dell’idea di De Zerbi non sta nel copiare una posizione precisa, ma nel comprendere il rapporto tra pressione, spazio e tempo. La squadra costruisce dal basso per ottenere un vantaggio, non per dimostrare di avere coraggio.
Allenatori e giocatori dovrebbero partire da una domanda semplice: quale avversario vogliamo attirare e quale spazio vogliamo liberare? Quando la risposta è chiara, anche un passaggio al portiere o un cambio di lato diventano parte di un piano leggibile e allenabile.
Il principio funziona nel calcio e nel futsal solo quando tutti partecipano, comunicano e riconoscono il momento giusto per accelerare. Giocare corto è una scelta tattica; sapere quando smettere di farlo è intelligenza di gioco.