Il rientro dei Giovanissimi non si risolve con qualche corsa in più: serve riabituare il corpo ai ritmi del calcio, ritrovare confidenza con la palla e ricostruire le relazioni di squadra. In questa guida mostro come organizzare una preparazione precampionato concreta, con un esempio di programma, indicazioni sul carico, prevenzione degli infortuni e differenze tra calcio a 11 e futsal.
Ripartire bene significa allenare qualità e continuità
- 10-14 giorni possono bastare per una prima riattivazione progressiva.
- La priorità resta il gioco con la palla, non la corsa fine a sé stessa.
- Il carico cresce per gradi, lasciando almeno 24 ore di recupero tra le sedute più impegnative.
- Nei Giovanissimi contano crescita, coordinazione e tecnica, non i test da adulti.
- Calcio a 11 e futsal richiedono stimoli diversi, soprattutto per accelerazioni e cambi di direzione.
Che cosa deve ottenere davvero la pre-stagione dei Giovanissimi
La categoria Giovanissimi comprende generalmente ragazzi tra i 12 e i 14 anni, un’età nella quale la crescita può procedere a velocità molto diverse. Per questo non considero corretto applicare lo stesso programma a tutti: due compagni con la stessa età anagrafica possono avere livelli di maturazione, coordinazione e resistenza molto differenti.
Secondo l’impostazione della FIGC, in questa fase hanno grande importanza le situazioni di gioco ridotte, come 2 contro 1 e 2 contro 2, oltre a dribbling, smarcamento, intercetto e difesa della porta. La preparazione atletica deve quindi sostenere il gesto tecnico e la comprensione del gioco, non rubare spazio a questi elementi.
Io dividerei gli obiettivi iniziali in quattro aree:
- riattivazione fisica, con corsa, accelerazioni moderate e cambi di ritmo;
- coordinazione, cioè la capacità di controllare il corpo mentre si corre, si frena o si calcia;
- tecnica in movimento, attraverso conduzione, passaggio, controllo e tiro;
- principi tattici, come ampiezza, sostegno, pressione e transizione.
La corsa continua può avere un ruolo limitato, ma non deve diventare il centro del lavoro. Nella mia esperienza, i ragazzi si riattivano meglio quando ogni esercizio ha uno scopo riconoscibile e contiene almeno un elemento tecnico o decisionale.
Un piano pratico di 10-14 giorni per rientrare in campo
Un gruppo che arriva da alcune settimane di pausa non dovrebbe affrontare subito sedute lunghe e intense. Propongo una progressione di 6-8 allenamenti in due settimane, modificabile in base alla storia del gruppo, al caldo, alle assenze e al numero di partite amichevoli disponibili.
| Periodo | Obiettivo | Esempi di lavoro |
|---|---|---|
| Giorni 1-3 | Riattivazione | Mobilità, tecnica di base, giochi 3 contro 3, corsa intermittente leggera |
| Giorni 4-7 | Ritmo e coordinazione | Cambi di direzione controllati, possessi, finalizzazioni e giochi a tema |
| Giorni 8-10 | Intensità specifica | Partite brevi, transizioni, accelerazioni e lavori tecnici sotto pressione |
| Giorni 11-14 | Avvicinamento alla gara | Situazioni tattiche, partita amichevole ridotta, recupero e rifinitura |
Nei primi allenamenti sceglierei sedute da 60-75 minuti, con pause frequenti e spiegazioni brevi. Solo quando il gruppo recupera bene si può arrivare verso gli 80-90 minuti, senza aumentare contemporaneamente durata, intensità e numero di esercizi.
Una settimana semplice può prevedere allenamento il lunedì, mercoledì e venerdì, con una partita amichevole o una seduta leggera nel fine settimana. Se si inserisce una gara, il giorno precedente deve rimanere relativamente breve: la brillantezza vale più di un’ultima dose di fatica.
Non userei la prima amichevole per giudicare il livello della squadra. Serve soprattutto a osservare come i ragazzi reagiscono agli spazi, alle sostituzioni e alle transizioni, cioè ai momenti in cui si perde o si recupera palla.

Come costruire una seduta utile con palla e senza palla
Una seduta ben costruita alterna momenti di attivazione, tecnica, gioco e recupero. Il modello che preferisco per il rientro è quello integrato, nel quale la condizione fisica cresce attraverso esercitazioni che assomigliano al calcio reale.
| Blocco | Durata indicativa | Contenuto |
|---|---|---|
| Attivazione | 10-12 minuti | Mobilità dinamica, conduzioni e cambi di direzione a bassa intensità |
| Tecnica | 15 minuti | Controllo orientato, passaggi in movimento e ricezione con entrambi i piedi |
| Situazioni ridotte | 20 minuti | 2 contro 1, 3 contro 2 o possessi con obiettivi chiari |
| Partita a tema | 20-25 minuti | Transizioni, ampiezza, pressione immediata dopo la perdita |
| Defaticamento | 5 minuti | Corsa blanda, respirazione e mobilità senza stretching forzato |
Per esempio, in una partita 4 contro 4 si può assegnare un punto extra alla squadra che recupera palla entro cinque secondi. In questo modo si allenano insieme reazione, accelerazione, lettura della situazione e tecnica. L’esercizio non è solo “fisico”, ma insegna un comportamento utile durante la gara.
La parte a secco può includere brevi accelerazioni di 5-10 metri, frenate controllate e movimenti laterali. Eviterei invece serie ripetute di sprint massimali nei primi giorni, soprattutto se i ragazzi non hanno ancora recuperato mobilità e controllo del gesto.
Per la forza non servono carichi pesanti. Esercizi a corpo libero come squat controllati, affondi, plank, equilibrio su una gamba e salti a bassa intensità possono migliorare la qualità del movimento, purché siano supervisionati e adattati al livello individuale.
Carico, recupero e prevenzione senza trattare i ragazzi come adulti
Il carico non è soltanto il numero di chilometri percorsi. È la somma di durata, intensità, accelerazioni, cambi di direzione, stress della partita e recupero disponibile. Per tenerlo sotto controllo si può chiedere al giocatore, dopo la seduta, di indicare la difficoltà percepita su una scala da 1 a 10.
Se una seduta è durata 70 minuti e il ragazzo la valuta 6, il carico interno può essere stimato in 420 unità. Non è una diagnosi medica, ma aiuta l’allenatore a capire se il gruppo sta accumulando fatica. Un valore isolato dice poco, mentre tre o quattro sedute consecutive valutate molto dure meritano attenzione.
Io controllerei soprattutto segnali semplici:
- dolore localizzato che modifica la corsa o il gesto tecnico;
- stanchezza insolita già durante il riscaldamento;
- calo evidente di coordinazione e attenzione;
- sonno scarso, malessere o recupero incompleto dalla seduta precedente.
In presenza di dolore persistente, il ragazzo non dovrebbe essere spinto a “resistere”. La comunicazione con famiglia, allenatore e medico è più utile di qualsiasi esercizio preventivo improvvisato. Anche la crescita rapida può cambiare temporaneamente equilibrio, mobilità e percezione del gesto.
Con il caldo, le pause devono aumentare e l’acqua deve essere facilmente disponibile. L’abbigliamento leggero, l’ombra durante le spiegazioni e la possibilità di ridurre il lavoro nelle ore più calde fanno parte della programmazione, non sono dettagli secondari.
Calcio a 11 e futsal richiedono accenti diversi
La base resta comune, ma il contesto cambia molto. Nel futsal lo spazio è più piccolo, il pallone torna rapidamente in gioco e i giocatori devono prendere decisioni in tempi stretti. Nel calcio a 11 ci sono più metri da coprire e diventano importanti anche ampiezza, distanze tra i reparti e gestione delle corse senza palla.
| Elemento | Calcio a 11 | Futsal |
|---|---|---|
| Richiesta principale | Gestione degli spazi ampi e delle distanze di squadra | Rapidità decisionale in spazi stretti |
| Stimolo fisico | Cambi di ritmo e corse più lunghe | Accelerazioni brevi e frenate frequenti |
| Priorità tecnica | Controllo orientato e passaggio su più distanze | Ricezione, protezione e passaggio rapido |
| Situazioni utili | 4 contro 4 più portieri su campo largo | 3 contro 3 o 4 contro 4 in spazi ridotti |
Nel futsal ridurrei il volume delle corse lineari e lavorerei di più su stop, ripartenze e cambi di direzione. Nel calcio a 11, invece, inserirei progressivamente esercitazioni che insegnano a correre nel momento giusto, perché correre sempre non significa correre bene.
Un errore frequente è usare lo stesso allenamento per entrambe le discipline cambiando soltanto la superficie. La palla, gli spazi e il numero di giocatori modificano il carico reale, quindi anche tempi, pause e obiettivi devono essere adattati.
Gli errori che fanno perdere qualità al precampionato
Il primo errore è partire con una seduta-test per capire chi è “in forma”. A questa età il risultato può dipendere da crescita, vacanze, sonno, stress scolastico o semplice familiarità con l’esercizio. Preferisco osservare il comportamento per più sedute e usare indicatori tecnici e qualitativi, non una classifica.
Il secondo è separare completamente preparazione atletica e pallone. Una corsa senza palla può essere utile, ma se occupa gran parte dell’allenamento riduce le occasioni per migliorare controllo, scelta e collaborazione.
Il terzo è aumentare troppo velocemente il numero di partite. Due amichevoli ravvicinate, soprattutto con rosa corta e caldo intenso, possono creare più fatica che beneficio. In questa fase la gara deve completare il lavoro, non sostituire il recupero.
Infine, non trasformerei stretching, foam roller o esercizi “miracolosi” in una garanzia contro gli infortuni. La prevenzione più solida nasce da progressione del carico, tecnica di corsa, forza generale, sonno e comunicazione tra staff e giocatori.
Il segnale che il gruppo è pronto a iniziare il campionato
Un gruppo è pronto quando riesce a sostenere una seduta completa mantenendo qualità tecnica, attenzione e disponibilità al gioco. Non cerco ragazzi esausti, ma giocatori che sappiano accelerare, frenare, scegliere e collaborare anche nella parte finale dell’allenamento.
Per me il precampionato dei Giovanissimi funziona quando lascia tre risultati concreti: più sicurezza con la palla, un ritmo sostenibile e meno differenze tra chi è già pronto e chi deve ancora crescere. La condizione arriverà con la continuità; il compito dello staff è costruirla senza bruciare entusiasmo e salute.