Preparazione precampionato Giovanissimi - come ripartire bene

3 luglio 2026

Schema di allenamento per la pre-preparazione calcio giovanissimi: sprint, recupero e cambi di direzione sul campo.

Indice

Il rientro dei Giovanissimi non si risolve con qualche corsa in più: serve riabituare il corpo ai ritmi del calcio, ritrovare confidenza con la palla e ricostruire le relazioni di squadra. In questa guida mostro come organizzare una preparazione precampionato concreta, con un esempio di programma, indicazioni sul carico, prevenzione degli infortuni e differenze tra calcio a 11 e futsal.

Ripartire bene significa allenare qualità e continuità

  • 10-14 giorni possono bastare per una prima riattivazione progressiva.
  • La priorità resta il gioco con la palla, non la corsa fine a sé stessa.
  • Il carico cresce per gradi, lasciando almeno 24 ore di recupero tra le sedute più impegnative.
  • Nei Giovanissimi contano crescita, coordinazione e tecnica, non i test da adulti.
  • Calcio a 11 e futsal richiedono stimoli diversi, soprattutto per accelerazioni e cambi di direzione.

Che cosa deve ottenere davvero la pre-stagione dei Giovanissimi

La categoria Giovanissimi comprende generalmente ragazzi tra i 12 e i 14 anni, un’età nella quale la crescita può procedere a velocità molto diverse. Per questo non considero corretto applicare lo stesso programma a tutti: due compagni con la stessa età anagrafica possono avere livelli di maturazione, coordinazione e resistenza molto differenti.

Secondo l’impostazione della FIGC, in questa fase hanno grande importanza le situazioni di gioco ridotte, come 2 contro 1 e 2 contro 2, oltre a dribbling, smarcamento, intercetto e difesa della porta. La preparazione atletica deve quindi sostenere il gesto tecnico e la comprensione del gioco, non rubare spazio a questi elementi.

Io dividerei gli obiettivi iniziali in quattro aree:

  • riattivazione fisica, con corsa, accelerazioni moderate e cambi di ritmo;
  • coordinazione, cioè la capacità di controllare il corpo mentre si corre, si frena o si calcia;
  • tecnica in movimento, attraverso conduzione, passaggio, controllo e tiro;
  • principi tattici, come ampiezza, sostegno, pressione e transizione.

La corsa continua può avere un ruolo limitato, ma non deve diventare il centro del lavoro. Nella mia esperienza, i ragazzi si riattivano meglio quando ogni esercizio ha uno scopo riconoscibile e contiene almeno un elemento tecnico o decisionale.

Un piano pratico di 10-14 giorni per rientrare in campo

Un gruppo che arriva da alcune settimane di pausa non dovrebbe affrontare subito sedute lunghe e intense. Propongo una progressione di 6-8 allenamenti in due settimane, modificabile in base alla storia del gruppo, al caldo, alle assenze e al numero di partite amichevoli disponibili.

Periodo Obiettivo Esempi di lavoro
Giorni 1-3 Riattivazione Mobilità, tecnica di base, giochi 3 contro 3, corsa intermittente leggera
Giorni 4-7 Ritmo e coordinazione Cambi di direzione controllati, possessi, finalizzazioni e giochi a tema
Giorni 8-10 Intensità specifica Partite brevi, transizioni, accelerazioni e lavori tecnici sotto pressione
Giorni 11-14 Avvicinamento alla gara Situazioni tattiche, partita amichevole ridotta, recupero e rifinitura

Nei primi allenamenti sceglierei sedute da 60-75 minuti, con pause frequenti e spiegazioni brevi. Solo quando il gruppo recupera bene si può arrivare verso gli 80-90 minuti, senza aumentare contemporaneamente durata, intensità e numero di esercizi.

Una settimana semplice può prevedere allenamento il lunedì, mercoledì e venerdì, con una partita amichevole o una seduta leggera nel fine settimana. Se si inserisce una gara, il giorno precedente deve rimanere relativamente breve: la brillantezza vale più di un’ultima dose di fatica.

Non userei la prima amichevole per giudicare il livello della squadra. Serve soprattutto a osservare come i ragazzi reagiscono agli spazi, alle sostituzioni e alle transizioni, cioè ai momenti in cui si perde o si recupera palla.

Esercitazione di pre-preparazione calcio giovanissimi: giocatori in campo con coni, uno lancia la palla, altri corrono e si muovono.

Come costruire una seduta utile con palla e senza palla

Una seduta ben costruita alterna momenti di attivazione, tecnica, gioco e recupero. Il modello che preferisco per il rientro è quello integrato, nel quale la condizione fisica cresce attraverso esercitazioni che assomigliano al calcio reale.

Blocco Durata indicativa Contenuto
Attivazione 10-12 minuti Mobilità dinamica, conduzioni e cambi di direzione a bassa intensità
Tecnica 15 minuti Controllo orientato, passaggi in movimento e ricezione con entrambi i piedi
Situazioni ridotte 20 minuti 2 contro 1, 3 contro 2 o possessi con obiettivi chiari
Partita a tema 20-25 minuti Transizioni, ampiezza, pressione immediata dopo la perdita
Defaticamento 5 minuti Corsa blanda, respirazione e mobilità senza stretching forzato

Per esempio, in una partita 4 contro 4 si può assegnare un punto extra alla squadra che recupera palla entro cinque secondi. In questo modo si allenano insieme reazione, accelerazione, lettura della situazione e tecnica. L’esercizio non è solo “fisico”, ma insegna un comportamento utile durante la gara.

La parte a secco può includere brevi accelerazioni di 5-10 metri, frenate controllate e movimenti laterali. Eviterei invece serie ripetute di sprint massimali nei primi giorni, soprattutto se i ragazzi non hanno ancora recuperato mobilità e controllo del gesto.

Per la forza non servono carichi pesanti. Esercizi a corpo libero come squat controllati, affondi, plank, equilibrio su una gamba e salti a bassa intensità possono migliorare la qualità del movimento, purché siano supervisionati e adattati al livello individuale.

Carico, recupero e prevenzione senza trattare i ragazzi come adulti

Il carico non è soltanto il numero di chilometri percorsi. È la somma di durata, intensità, accelerazioni, cambi di direzione, stress della partita e recupero disponibile. Per tenerlo sotto controllo si può chiedere al giocatore, dopo la seduta, di indicare la difficoltà percepita su una scala da 1 a 10.

Se una seduta è durata 70 minuti e il ragazzo la valuta 6, il carico interno può essere stimato in 420 unità. Non è una diagnosi medica, ma aiuta l’allenatore a capire se il gruppo sta accumulando fatica. Un valore isolato dice poco, mentre tre o quattro sedute consecutive valutate molto dure meritano attenzione.

Io controllerei soprattutto segnali semplici:

  • dolore localizzato che modifica la corsa o il gesto tecnico;
  • stanchezza insolita già durante il riscaldamento;
  • calo evidente di coordinazione e attenzione;
  • sonno scarso, malessere o recupero incompleto dalla seduta precedente.

In presenza di dolore persistente, il ragazzo non dovrebbe essere spinto a “resistere”. La comunicazione con famiglia, allenatore e medico è più utile di qualsiasi esercizio preventivo improvvisato. Anche la crescita rapida può cambiare temporaneamente equilibrio, mobilità e percezione del gesto.

Con il caldo, le pause devono aumentare e l’acqua deve essere facilmente disponibile. L’abbigliamento leggero, l’ombra durante le spiegazioni e la possibilità di ridurre il lavoro nelle ore più calde fanno parte della programmazione, non sono dettagli secondari.

Calcio a 11 e futsal richiedono accenti diversi

La base resta comune, ma il contesto cambia molto. Nel futsal lo spazio è più piccolo, il pallone torna rapidamente in gioco e i giocatori devono prendere decisioni in tempi stretti. Nel calcio a 11 ci sono più metri da coprire e diventano importanti anche ampiezza, distanze tra i reparti e gestione delle corse senza palla.

Elemento Calcio a 11 Futsal
Richiesta principale Gestione degli spazi ampi e delle distanze di squadra Rapidità decisionale in spazi stretti
Stimolo fisico Cambi di ritmo e corse più lunghe Accelerazioni brevi e frenate frequenti
Priorità tecnica Controllo orientato e passaggio su più distanze Ricezione, protezione e passaggio rapido
Situazioni utili 4 contro 4 più portieri su campo largo 3 contro 3 o 4 contro 4 in spazi ridotti

Nel futsal ridurrei il volume delle corse lineari e lavorerei di più su stop, ripartenze e cambi di direzione. Nel calcio a 11, invece, inserirei progressivamente esercitazioni che insegnano a correre nel momento giusto, perché correre sempre non significa correre bene.

Un errore frequente è usare lo stesso allenamento per entrambe le discipline cambiando soltanto la superficie. La palla, gli spazi e il numero di giocatori modificano il carico reale, quindi anche tempi, pause e obiettivi devono essere adattati.

Gli errori che fanno perdere qualità al precampionato

Il primo errore è partire con una seduta-test per capire chi è “in forma”. A questa età il risultato può dipendere da crescita, vacanze, sonno, stress scolastico o semplice familiarità con l’esercizio. Preferisco osservare il comportamento per più sedute e usare indicatori tecnici e qualitativi, non una classifica.

Il secondo è separare completamente preparazione atletica e pallone. Una corsa senza palla può essere utile, ma se occupa gran parte dell’allenamento riduce le occasioni per migliorare controllo, scelta e collaborazione.

Il terzo è aumentare troppo velocemente il numero di partite. Due amichevoli ravvicinate, soprattutto con rosa corta e caldo intenso, possono creare più fatica che beneficio. In questa fase la gara deve completare il lavoro, non sostituire il recupero.

Infine, non trasformerei stretching, foam roller o esercizi “miracolosi” in una garanzia contro gli infortuni. La prevenzione più solida nasce da progressione del carico, tecnica di corsa, forza generale, sonno e comunicazione tra staff e giocatori.

Il segnale che il gruppo è pronto a iniziare il campionato

Un gruppo è pronto quando riesce a sostenere una seduta completa mantenendo qualità tecnica, attenzione e disponibilità al gioco. Non cerco ragazzi esausti, ma giocatori che sappiano accelerare, frenare, scegliere e collaborare anche nella parte finale dell’allenamento.

Per me il precampionato dei Giovanissimi funziona quando lascia tre risultati concreti: più sicurezza con la palla, un ritmo sostenibile e meno differenze tra chi è già pronto e chi deve ancora crescere. La condizione arriverà con la continuità; il compito dello staff è costruirla senza bruciare entusiasmo e salute.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

Si possono prevedere 6-8 allenamenti in due settimane, iniziando con mobilità, tecnica di base, giochi ridotti e corsa intermittente leggera. In seguito si aggiungono cambi di direzione, possessi, transizioni, accelerazioni e situazioni tattiche, aumentando il carico gradualmente.

Le prime sedute possono durare 60-75 minuti, con pause frequenti e spiegazioni brevi. Solo quando il gruppo recupera bene si può arrivare verso gli 80-90 minuti, evitando di aumentare contemporaneamente durata, intensità e numero di esercizi.

Una seduta può includere 10-12 minuti di attivazione, 15 minuti di tecnica, 20 minuti di situazioni ridotte come 2 contro 1 o 3 contro 2, 20-25 minuti di partita a tema e 5 minuti di defaticamento. Le esercitazioni dovrebbero allenare insieme tecnica, decisione e comportamento di gioco.

Nel calcio a 11 servono progressivamente lavoro sugli spazi ampi, sulle distanze tra i reparti e sulle corse senza palla. Nel futsal sono più importanti accelerazioni brevi, frenate, cambi di direzione e decisioni rapide in spazi stretti.

Dopo ogni seduta si può chiedere ai ragazzi di valutare la difficoltà da 1 a 10: 70 minuti percepiti come intensità 6 corrispondono a 420 unità di carico interno stimato. Dolore localizzato, stanchezza insolita, calo della coordinazione, sonno scarso o recupero incompleto richiedono di ridurre il lavoro e comunicare con famiglia, allenatore e medico.

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coordinazione futsal giovanissimi precampionato situazioni ridotte

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Manuele Rinaldi

Manuele Rinaldi

Mi chiamo Manuele Rinaldi e dedico la mia passione per lo sport di squadra a floball.it, dove condivido la mia esperienza maturata in 10 anni di approfondimento. Ho sempre trovato affascinante la dinamica di gioco collettivo, dalle regole fondamentali che ne definiscono la struttura, alle strategie di allenamento più efficaci, fino alle discipline emergenti che stanno ridefinendo il panorama sportivo. Il mio obiettivo è rendere accessibili e comprensibili questi aspetti, analizzando le novità e confrontando le informazioni per offrire contenuti chiari, accurati e sempre aggiornati, aiutando chiunque voglia approfondire il mondo dello sport di squadra.

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