Quando una partita si decide negli ultimi minuti, non basta sapere quanto velocemente corre un atleta: conta soprattutto quanto riesce a ripartire dopo uno scatto, una frenata e una breve pausa. Il jojo test, più spesso chiamato test Yo-Yo, misura proprio questa capacità e aiuta a valutare resistenza aerobica, recupero e tenuta negli sport intermittenti. Qui spiego come si svolge, quali varianti esistono, come leggere il punteggio e quali errori possono renderlo poco attendibile.
Cosa misura davvero e come usare il risultato
- Obiettivo del test è valutare la capacità di ripetere corse intense con recuperi brevi.
- Il protocollo più usato prevede tratti di 20 metri, ritorno alla linea di partenza e circa 10 secondi di recupero attivo.
- Il risultato principale è la distanza totale percorsa, non un semplice livello raggiunto.
- IR1 e IR2 non sono intercambiabili: la seconda variante richiede una maggiore tolleranza allo sforzo anaerobico.
- Il punteggio ha senso soprattutto se confrontato con test svolti nelle stesse condizioni.

Che cos’è il test Yo-Yo e cosa misura
Il test Yo-Yo è una prova di corsa progressiva composta da ripetute avanti e indietro. L’atleta segue segnali acustici, corre su una distanza prestabilita e affronta pause brevi o recuperi attivi. A ogni livello il ritmo aumenta, fino a quando non riesce più a rispettare i tempi.
La sua utilità sta nel riprodurre meglio di una corsa continua la realtà di calcio, basket, pallamano, floorball e altri sport di squadra. Non misura soltanto il consumo massimo di ossigeno, ma anche la capacità di recuperare tra sforzi ripetuti, cambiare direzione e mantenere una buona tecnica sotto fatica.
Io lo considero soprattutto uno strumento di confronto. Un singolo risultato dice qualcosa sulla condizione del giorno, mentre due prove svolte con lo stesso protocollo possono mostrare se un programma di allenamento sta davvero funzionando.
Come si svolge senza falsare il risultato
Per la versione intermittente di recupero servono una superficie piana e non scivolosa, un sistema audio ufficiale, coni e un metro per tracciare il percorso. Si segnano due linee distanti 20 metri e una terza linea a 5 metri dalla partenza, utilizzata durante il recupero.
- L’atleta parte dalla linea iniziale seguendo il segnale acustico.
- Corre per 20 metri, tocca o supera la linea e torna al punto di partenza.
- Completa il recupero attivo percorrendo i 5 metri previsti e tornando alla linea iniziale.
- Riparte al segnale successivo, mentre la velocità aumenta progressivamente.
La pausa non è un riposo completamente passivo. In genere si cammina o si fa jogging leggero, poi ci si ferma sulla linea prima della ripetuta successiva. Partire in anticipo, accorciare la distanza o saltare la fase di arresto può rendere il punteggio più alto, ma non più valido.
Di norma si assegna un avvertimento quando l’atleta non raggiunge la linea in tempo o parte prima del segnale. Dopo due errori il test termina, mentre chi si ferma volontariamente registra l’ultima ripetuta completata correttamente.
Quale variante scegliere tra IR1, IR2 ed endurance
La parola “Yo-Yo” indica una famiglia di prove, non un solo protocollo. Prima di confrontare due risultati bisogna quindi verificare che siano stati ottenuti nella stessa variante. La differenza tra un livello e l’altro può cambiare molto il significato del punteggio.
| Variante | Caratteristica principale | Uso più adatto |
|---|---|---|
| Yo-Yo IR1 | Partenza più accessibile e recupero attivo di circa 10 secondi | Valutare la resistenza intermittente e la capacità aerobica |
| Yo-Yo IR2 | Ritmo iniziale più elevato e maggiore contributo anaerobico | Atleti allenati e sportivi di livello competitivo |
| Yo-Yo IE1 e IE2 | Recupero più breve, generalmente di 5 secondi | Misurare la resistenza intermittente con pause ridotte |
| Beep test | Corsa continua tra due linee, senza recupero attivo | Valutare una resistenza più generale |
Per un gruppo giovanile o amatoriale sceglierei normalmente una versione coerente con l’esperienza degli atleti, spesso l’IR1. L’IR2 non è semplicemente “la versione migliore”: richiede una preparazione specifica e può risultare eccessiva se il gruppo non è abituato a sprint ripetuti.
La prova endurance, invece, assomiglia maggiormente al classico beep test perché elimina la pausa di recupero. Usare il suo risultato per giudicare la prestazione di un giocatore negli sport intermittenti può portare a una lettura incompleta.
Come leggere il punteggio e capire se è buono
Il dato principale è la distanza totale percorsa, di solito espressa in metri e accompagnata dal livello e dalla ripetuta finale. Un risultato di 1.200 metri, per esempio, non dovrebbe essere interpretato senza sapere se si tratta di IR1, IR2 o di un’altra variante.
Non esiste un valore “buono” valido per tutti. Età, sesso, sport, ruolo, livello competitivo e periodo della stagione influenzano il punteggio. Un difensore di una squadra amatoriale e un atleta professionista non possono essere giudicati con la stessa soglia.
Per seguire i progressi, io registrerei almeno questi elementi:
- variante eseguita e versione della registrazione audio;
- distanza totale, livello e ultima ripetuta completata;
- superficie, temperatura e orario della prova;
- giorni trascorsi dall’ultima seduta intensa;
- frequenza cardiaca massima e recupero, se si dispone di un cardiofrequenzimetro.
Un miglioramento da 1.200 a 1.500 metri equivale a 300 metri in più, ma acquista valore solo se le condizioni sono comparabili. Anche una distanza superiore può dipendere da un ritmo audio diverso, da una superficie più favorevole o da una gestione migliore delle inversioni.
Il test può essere usato per stimare indirettamente la capacità aerobica, ma non sostituisce una valutazione di laboratorio con analisi dei gas respiratori. Per questo eviterei di trasformare automaticamente il punteggio in un preciso valore di VO2max: è una stima utile per orientarsi, non una diagnosi fisiologica.
Come prepararsi e migliorare la prestazione
La preparazione migliore non consiste nel provare la prova ogni pochi giorni. Il risultato dipende da resistenza, accelerazione, tecnica di cambio direzione e capacità di recupero, quindi l’allenamento deve combinare più qualità.
Prima della prova
Arrivare riposati fa una differenza concreta. Consiglio di evitare una seduta pesante nelle 24 ore precedenti, bere regolarmente, consumare un pasto già collaudato e dedicare almeno 10-15 minuti al riscaldamento con corsa leggera, mobilità dinamica e alcune accelerazioni progressive.
È utile anche ascoltare una volta la registrazione e provare il percorso a bassa intensità. Molti principianti non finiscono per mancanza di fiato, ma perché anticipano il segnale o affrontano le inversioni con passi troppo lunghi.
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Durante la preparazione atletica
- Ripetute brevi da 15-30 secondi per allenare accelerazioni e decelerazioni.
- Intervalli con recupero incompleto per abituare il corpo a ripartire quando la respirazione non è ancora tornata normale.
- Corsa a ritmo moderato per costruire la base aerobica.
- Esercizi tecnici sulle inversioni, con appoggio controllato e baricentro basso.
La progressione deve essere graduale. Aumentare insieme volume, velocità e frequenza delle sedute è il modo più rapido per accumulare fatica e peggiorare la qualità della corsa. Nella mia esperienza, curare le inversioni e la distribuzione dello sforzo produce spesso più benefici di un semplice aumento dei chilometri.
Limiti, errori frequenti e uso nelle squadre
Il risultato è influenzato dalla motivazione, dal sonno, dal caldo, dalla familiarità con il protocollo e dalla precisione di chi conduce la prova. Per questo il test è ottimo per monitorare un gruppo nel tempo, ma meno adatto a stabilire da solo chi sia “l’atleta migliore”.
Gli errori più comuni sono misurare male i 20 metri, usare una registrazione non corrispondente alla variante dichiarata, permettere partenze lanciate o lasciare che ogni partecipante interpreti diversamente il tocco della linea. In una squadra, la standardizzazione delle istruzioni conta quasi quanto la prestazione fisica.
La prova richiede uno sforzo massimo e non dovrebbe essere improvvisata da chi ha dolore toracico, capogiri, sintomi insoliti o problemi cardiovascolari noti. In questi casi è più prudente chiedere una valutazione medica prima di svolgere un test massimale.
Per uno staff tecnico, il dato diventa davvero utile quando viene collegato al ruolo e al carico di lavoro. Un calo improvviso rispetto al test precedente può segnalare fatica accumulata, recupero insufficiente o una condizione non ottimale, non necessariamente una perdita stabile di forma.
Un risultato utile solo se racconta una prestazione
Il test Yo-Yo funziona perché mette insieme corsa, cambi di direzione e recuperi brevi, cioè elementi presenti in gran parte degli sport di squadra. Il suo valore cresce quando si usa sempre lo stesso protocollo, si annotano le condizioni e si osserva l’andamento nel tempo.
Io leggerei quindi il punteggio come una fotografia, non come un’etichetta. La distanza finale indica quanto l’atleta ha resistito quel giorno; per capire davvero il suo rendimento servono anche tecnica, ruolo, carichi di allenamento e capacità di ripetere azioni efficaci durante la partita.